Il progetto ‘Futura Memoria’: bambini e bambine tra i 3 e i 12 anni si confrontano con la memoria della Shoah

L’esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti è estranea alle nuove generazioni dell’Occidente, e sempre più estranea si va facendo a mano a mano che passano gli anni. Per i giovani degli anni ‘50 e ‘60, erano cose dei loro padri: se ne parlava in famiglia, i ricordi conservavano ancora la freschezza delle cose viste. Per i giovani di questi anni ‘80, sono cose dei loro nonni: lontane, sfumate,”storiche”. Essi sono assillati dai problemi d’oggi, diversi, urgenti: la minaccia nucleare, la disoccupazione, l’esaurimento delle risorse, l’esplosione demografica, le tecnologie che si rinnovano freneticamente ed a cui occorre adattarsi.

Primo Levi, I sommersi e i salvati

Le parole nella citazione qui sopra venivano scritte nel 1986 da Primo Levi. Oggi, dopo più di trent’anni, si sono aggiunti altri salti generazionali e nuove problematiche oltre a quelle elencate e, tra qualche tempo, non ci saranno più testimoni diretti delle persecuzioni, delle deportazioni e dello sterminio di cui è stato vittima il popolo ebraico. In questo contesto diventa perciò di fondamentale importanza capire come riuscire a mantenere vivi i ricordi delle esperienze in prima persona, in modo che possano continuare a dialogare con le generazioni future.

Il progetto Futura Memoria nasce proprio da questo interrogarsi sul come trasmettere la memoria riguardante la Shoah, e cerca di rispondere alle domande: cosa significa trasmettere un ricordo? Cosa significa costruire la memoria di un avvenimento? Cosa bisogna fare perché una narrazione si mantenga viva e venga tramandata?

Si è deciso di coinvolgere la generazione temporalmente più lontana rispetto alle vicende storiche della Shoah: bambine e bambini in un’età compresa tra i tre e i dodici anni, insieme alle loro famiglie.
Vista la complessità delle questioni trattate, si è delimitato il raggio d’azione di questa indagine: sono stati presi in esame degli aspetti con cui è più facile dialogare e immedesimarsi, riportandoli magari alle esperienze attuali, perché parlano di una realtà che non perde del tutto i contorni della quotidianità per cedere il passo all’orrore incommensurabile. Mantenendo il fuoco sul territorio veneto, si è perciò rivolto lo sguardo ad alcune vicende successive alla promulgazione delle leggi razziali: le storie di chi è riuscito a fuggire, trovando rifugio presso persone che hanno deciso di non rimanere indifferenti a quanto stava accadendo. Ma anche le storie di chi – pur non essendo minacciato – nel vedere cosa stava accadendo ai propri amici e conoscenti, ha deciso di opporsi, correndo dei rischi nel nome di ciò che riteneva giusto fare.

Questo progetto non intende ovviamente sostituirsi alle fonti già esistenti, né tantomeno sovrascrivere il proprio metodo a quello di studi consolidati sulle dinamiche di condivisione della memoria. Sfruttando la libertà dell’approccio artistico e data la particolare situazione sociale per via della pandemia in corso, si è potuto affrontare queste tematiche in modo da rendere possibile un’interazione creativa tra le vicende raccontate e gli ascoltatori che, a loro volta, si sono resi narratori.

Visita il progetto e le restituzioni dei bambini: saralando.com/futuramemoria